I Baustelle e Garage Band
Francesco Bianconi risponde alle domande di Gianni Sibilla per la rivista Wired Italia su la preproduzione di canzoni “fatte in casa” attraverso il software per Mac Garage Band. Uno Shure57, una keyboard MIDI e appunto il software della Apple: ecco come le demo dei grandi successi di Amen hanno preso forma. Di seguito il testo dell’intera intervista, recuperata qui.
I Baustelle danno lezioni di Garage Band
Se avete un Mac, c’è un programma incluso di serie che viene usato anche dai musicisti professionisti per incidere i loro demo, Garageband. Ci siamo fatti raccontare come si usa da uno che lo conosce bene: Francesco Bianconi dei Baustelle, che lo aveva usato per “Amen”, e che abbiamo raggiunto in studio mentre stava lavorando al nuovo album della band, in uscita in primavera.
Come hai usato (e magari usi ancora, anche adesso che stai lavorando al nuovo disco) Garageband per lavorare alla tua musica?
Ho usato Garageband, per la realizzazione del disco Amen, per il demo di Bruci la città di Irene Grandi, per quello de La mangiatrice di uomini di Paola Turci, e per altre canzoni di Francesco Bianconi “autore per altri”. In tutti questi casi, ho usato il programma per arrangiare la canzone e realizzare un provino molto completo e dettagliato. Ovvero, ho scritto prima la canzone, in maniera tradizionale: musica al pianoforte o alla chitarra, e relativo testo. Dopodiché, sono passato a Garageband per l’arrangiamento dettagliato della canzone e per la registrazione di una voce guida. Per la colonna sonora di Giulia non esce la sera e per il disco nuovo dei Baustelle, ho invece usato Logic, che è un software più complesso e potente.
Cosa hai inciso con GarageBand? Voci, chitarre, tastiere, provini interi di canzoni?
Provini interi di canzoni. Il disco Amen, prima di entrare in studio di registrazione da Carlo U. Rossi, esisteva in versione fake, ovvero ciascuna canzone realizzata solo con gli strumenti di Garageband. Quindi tutto: chitarre (utilizzando i loop del programma, tagliati e pitchati), tastiere, batterie, archi, fiati. L’unica cosa vera erano le voci guida. In pratica, la cosiddetta preproduzione del disco è stata realizzata a casa mia con Garageband.
Quali sono i pregi e i limiti del programma rispetto ad altri software professionali (Logic, Protools…)?
Il pregio di Garageband è quello di essere molto semplice da usare e molto intuitivo. E’ un fantastico giocattolo. In più, arricchendo la libreria di suoni di default con le altre librerie (quella orchestrale, quella di suoni etnici, e quella cosiddetta di “ryhtm section”), si ha a disposizione una paletta di suoni sterminata, di qualità eccellente, e anche a prezzo molto contenuto. Il limite maggiore è nella capacità di editing e di audio processing. In questo senso, i software professionali Protools e Logic sono assolutamente superiori.
Quanto di ciò che hai inciso con Garageband hai poi effettivamente usato nel disco? Oppure erano solo delle bozze che poi hai reinciso completamente?
Facciamo sempre l’esempio di Amen. Di tutte le canzoni del disco ho realizzato un provino molto definito negli arrangiamenti, utilizzando quasi esclusivamente gli strumenti di Garageband e delle sue librerie aggiuntive. Con questi provini siamo entrati in studio e abbiamo detto: adesso sostituiamo tutto con gli strumenti veri. E così è stato: basso, chitarre, archi, fiati, batterie, organi, pianoforti, tutti risuonati con strumenti veri. Le uniche cose rimaste su disco della versione “fake” sono solo alcuni synth, alcune percussioni, qualche batteria elettronica.
Che tipo di altra strumentazione hai usato/usi assieme a Garageband per incidere i demo? Interfacce, Strumenti, ecc…
Innanzitutto, e abbastanza ovviamente, una tastiera midi controller. Per incidere la voce guida ho usato un’interfaccia audio che si chiama DIgidesign Mbox2 Mini. Il microfono per la voce è un semplicissimo Shure 57 Beta. Se ricordo bene, sia per Amen che per i provini di altre canzoni, le uniche altre cose “extra GarageBand” che ho usato sono un vecchio sintetizzatore Korg MS20 e un piccolo harmonium.
Che consigli daresti a chi vuole usare Garageband per incidere musica?
E’ difficile dare consigli. Mi piace pensare alla musica come a un gioco senza regole. Dipende da ciò che vuoi fare. E’ ovvio che se vuoi registrare il tuo disco di voce pianoforte e grande orchestra, sarebbe il caso di utilizzare Garageband soltanto per il provino. I suoni delle librerie di Garageband, per quanto fatti bene, suonano comunque finti. Non potresti mai realizzare quel tipo di disco con gli strumenti di Garageband e pensare di essere credibile come un’incisione di Frank Sinatra con l’orchestra di Nelson Riddle! Più che per incidere musica, consiglio quindi Garageband per realizzare degli “schizzi”, più o meno dettagliati, di arrangiamento. E sono anche convinto che se suoni “rock and roll due chitarre basso e batteria”, di Garageband puoi farne benissimo a meno. Sarebbe interessante invece proporre ad artisti che fanno musica elettronica o pop orchestrale arrangiato e complesso, di fare dischi utilizzando esclusivamente Garageband. Come si faceva una volta con i primi sintetizzatori Moog. Una serie di dischi a marchio Apple fatti con questa artistica (e secondo me portatrice di senso) “limitazione”. Mi piacerebbe sentire un disco dei Radiohead fatto così, o dei Portishead, o dei Divine Comedy, ma anche, perché no, dei Baustelle, di Franco Battiato, di Elio e le Storie Tese, e di Marco Castoldi in arte Morgan.
Credi lo possa usare anche chi non ha mai visto altri software di editing audio?
Penso proprio di sì, è questa la sua forza principale. In fondo anche per me è stato così. Avevo usato un po’ Cubase in precedenza, ma si può dire che sono arrivato vergine all’appuntamento con Garageband.





