XL: Sesso, droga e decadenza. Oggi
Chi è David Lazzaretti? Che cosa sono la chiesa Giurisdavidica, L’epoca della Grazia e il Battesimo del fuoco? E perchè in questa foto hanno tutti gli occhi chiusi?
I misteri de…
David pose la mano sulla testa di Francesco:”L’industriale è stato forse il primo uomo nella storia a preferire il brutto al bello. Dove ha steso la mano ha distrutto l’arte. Il suo occhio non è soltanto ottuso, ma anche malefico.
Eppure le verità enunciate dai poeti e dai dotti oggi si presentano in una forma che persino lui può percepire. L’aria appestata, l’acqua morta provocano capogiri e vomiti: questo linguaggio gli è accessibile. Per lui quale profitto possono dunque produrre i poeti e i dotti?”
Francesco guardò il suo maestro: la lunga barba solcata di bianco, l’occhio fermo ma vigile, la voce dall’incedere lento ma che nascostamente aveva un che di febbrile era come se frugasse dentro la sua stessa anima. Francesco rispose con estrema, solenne accuratezza: “A causa di ciò la corruzione che tutto stringe con le sue immonde mani si è impadronita di Roma e di questo mondo.
Per questo ci siamo spogliati di tutto come San Francesco e abbiamo deciso di vivere in comunione di opere e di beni in una società che possa recare mutuo soccorso, da Voi fondata maestro: secondo la Vostra teoria Giurisdavidica siamo ormai giunti alla Terza Epoca.
Dopo quella di Giustizia fondata da Mosè, quella della Grazia fondata da Gesù, è giunta finalmente l’Epoca del Diritto che Voi portate,l’Era della Riforma dello Spirito Santo suggellata nel Battesimo di Fuoco”.
“Francesco, mio diletto allievo, mia consolazione, ascolta con cuore puro quel che dice Origene, la cui vita fu d’ascetismo perfetto tanto che egli al fine di esentarsi del tutto dai fastidi della carne, giovane e impaziente, si evirò. Egli conobbe tanto il pensiero mistico ebraico quanto il pitagorismo matematico e altresì insegnamenti segreti di varia natura, tanto che Gregorio Nazianzeno lo chiamò “la pietra su cui tutti avevano affilato la fede”. Nelle Omelie su Giosuè egli disse: “Non voglio buttar la cosa santa ai cani/ né i vostri gioielli innanzi ai maiali affinchè non li calpestino coi loro piedi. Questo è lo schiacciare dei Gebusei: indegni che ascoltano il Verbo di Dio e,dopo, né scendono tra gli infedeli, né restano tra i fedeli, ma, avuta notizia dei misteri, scrutate le cose più segrete della nostra fede, rivoltatisi ci impugnano e ci spezzano il cuore”. E voi, miei discepoli che farete quando verrà il momento, e verrà a breve, in cui non sarò più con voi?”
“Noi non faremo come loro maestro. Qualunque cosa succeda divulgheremo l’insegnamento. Ma il principe di questo mondo ci tiene prigioniero il cuore, maestro, impedisce di vedere la vera luce”, rispose Francesco, “cosa dobbiamo dunque fare perché il vostro sacrificio non sia vano?”.
“Che anche Rachele, come già faceste tu e Claudio, venga battezzata nel fuoco: anche ella deve portare il nostro segno. Quel segno che ci venne dato dallo Spirito Santo durante il romitaggio nel convento abbandonato di Sant’Angelo in Sabina prima della fondazione della Nuova Sion qui sul Monte Labbro”.
“Maestro”, disse Francesco, “ma come potremo salvarci da chi ci critica e va dicendo che stiamo commettendo eresia contro Santa Madre Romana Chiesa?”.
“Come già diceva Fra Jacopone Da Todi, ”ci salveremo disprezzando la realtà””. Una follia? Non proprio. Non solo. In questa introduzione (che avremmo potuto sviluppare ancora, certi che sarebbe potuta diventare un’affascinante storia completamente inventata ma non per questo priva di frammenti di verità) c’è tutto il senso di questa complessa, affascinante, oscura opera dei Baustelle. Che non assomiglia a nulla vi sia mai capitato di sentire.
Con questo disco si concretizza la certezza che in Italia, un paese afflitto da bruttezze di ogni tipo, c’è ancora la possibilità di fare qualcosa di bello, di profondo e d’importante.
Abbiamo voluto ribadirlo divertendoci a giocare con alcuni dei riferimenti di questo disco che va interpretato come un’opera ermetica. In primis la questione del misticismo e della mistica come iniziazione. Dice Elèmire Zolla nel suo I mistici dell’Occidente a cui il titolo dell’album è ispirato: “Il misticismo è la ripetizione, in una civiltà non più corale, dell’esperienza iniziatica: è un ritorno della tradizione in senso proprio, ricordo involontario di cosa sepolta”.
Perché proprio un riferimento al misticismo così forte in un disco per così dire “moderno”?
“Esiste anche in Occidente un tipo di misticismo che solo in apparenza è “negativo” nel senso di “non partecipativo”, spiega Francesco Bianconi, voce e autore dei testi dei Baustelle. “Il mistico va via dalla realtà senza però scappare. È l’esatto contrario del non voler affrontare i problemi. Per il mistico non ci sono problemi, c’è sempre un’idea del fare, dell’andare oltre quello che sembra un problema. Noi non vogliamo affermare che questa sia la cosa giusta da fare ma sicuramente i tempi che viviamo spingono a reazioni centrifughe, provocano indignazione e anche invece sentimenti molto bassi come la voglia di dire “vaffanculo” a tutto”. E questo è il senso compiuto della frase successiva, che ha una grande potenza catartica: “Ci salveremo disprezzando la realtà/ e questo mucchio di coglioni sparirà/ e né denaro, né passione servirà/ gentili ascoltatori siamo nullità”…
“La frase “noi ci salveremo disprezzando la realtà” è di Jacopone da Todi, disprezzare nel senso di “non dare prezzo” cioè considerando le cose materiali come cose senza valore o perlomeno con un valore relativo se messo in relazione a quelle dell’altro mondo. Quella che viene dopo è un’espressione molto legata al linguaggio comune però volutamente inserita in una canzone che ha un tono un po’ più aulico, forse la conferisce la maggior forza di cui parli, la toglie da un possibile qualunquismo.
Comunque ci sono molte citazioni di Jacopone da Todi in questo disco come per esempio “amore di povertà non conosce guerra””.
C’è anche molto De Andrè..
“Sì. Pensate che il titolo di lavorazione di questo pezzo era “Flaming De Andrè” perché era per metà De Andrè e per l’altra ci ricordava i Flaming Lips”, aggiunge Claudio, chitarra del gruppo.
Flaming Lips è come dire “psichedelica” e, in effetti, quando inizia, il ritornello ci porta in un mondo musicale diverso rispetto all’aria medievale con cui si apre il brano in questione che poi è quello che dà il titolo all’intero disco, I mistici dell’Occidente.
Sempre per citare Zolla. “Il misticismo distacca dalla fonte stessa delle società moderne: dal desiderio di accumulare ricchezza e prestigio sociale”. Il che è la prima cosa che viene in mente dovendo dire su cosa è incentrato il vostro album…
“In effetti non saprei dire se è un concept album volontario o involontario. Di fatto il concetto di misticismo nel senso di guardare oltre la materia e le passioni c’è”, precisa Francesco. E altrettanto presente è il senso della morte…
“Inevitabilmente il concetto di morte è strettamente collegato alla fine della vita terrena. La morte compare in molti testi ma la cosa di cui sono soddisfatto e che l’ascoltatore attento secondo me capirà, è che compare in maniera non lugubre e non pessimista. È sempre una morte molto francescana che consiglia di non dare troppo peso alle cose di questa vita, morte compresa perché c’è altro e questo detto laicamente ha una sua importanza nel tempo in cui viviamo. Non ti sto dicendo che dobbiamo tutti andare in piazza a Montepulciano davanti ai nostri padri e spogliarci ignudi però, secondo me, in questo momento vale la pena ricordare quella poetica legata alla parte pauperistica del Vangelo per scoprire che cos’è importante davvero nella vita e quindi anche per affrontarla con più coraggio”
Come mai il riferimento nel titolo all’opera di Elèmire Zolla?
“Vicino casa mia c’è una piccola libreria esoterica dove ogni tanto vado. Lì ho trovato questo doppio volume Adelphi che ho comprato con grandi complimenti da parte del proprietario. Quando ho cominciato a leggerlo non avevo idea che sarebbe diventato il titolo del nuovo disco dei Baustelle ma ho pensato che sarebbe stato un bellissimo titolo per un disco…di Battiato!”. “Non solo: poi abbiamo scoperto che Zolla ha vissuto gli ultimi dieci anni della sua vita e poi è stato sepolto proprio a….Montepulciano”, aggiunge Rachele, “e questa ci è sembrata una coincidenza magica”. Anche tu sei ritornata lì dopo essere stata per qualche anno a Milano, come mai?
“Sì, sono tornata in provincia. Perché ho capito che la ricerca la devo fare dentro di me e se oggi spostarsi è facile non risolve i problemi. Ho scoperto che mi piace lavorare in solitudine, magari cercando di tirare fuori qualcosa anche dal dolore. Nella grande città io sono persa, non è un luogo a mia misura. E questo disco è forse una somma di sofferenze che ognuno di noi si è trovato ad affrontare nel suo ambito. È un disco molto sentito e credo che si avverta”. Torniamo alla misteriosa copertina..”La copertina non la voglio spiegare. Posso dire che l’idea non ha niente a che vedere con Sgt. Pepper’s ma si ispira invece al disco Tropicalia degli Os Mutantes.
Abbiamo pensato che sarebbe stato bello fare una foto in posa come un ritratto dell’Ottocento di una specie di setta. Volevamo una foto che rafforzasse l’idea del titolo e dentro ci siamo divertiti a inserire vari simboli e personaggi ma non voglio rivelare chi sono. In particolare il primo che indovina la persona ritratta nel quadro…vince una vacanza con Rachele a Castagneto Carducci!
È una copertina ironica ovviamente com’erano ironici anche certi ritratti di famiglia fiamminghi in cui c’era sempre un elemento di ammiccamento verso lo spettatore”. E, mistero nel mistero, noi apriamo questo servizio con la stessa foto (che non troverete da nessun’altra parte), solo che tutti hanno gli occhi chiusi. Che cosa vuol dire?
“Vuol dire che tutti i partecipanti alla foto sono morti. Come Paul McCartney”.
P.S. Abbiamo indovinato: Rachele aspettaci…
Di LUCA VALTORTA e LORENZA BIASI.
grazie a Rachele Rock





